Le biciclette, poi le finestre, poi le serrande
Lei è sempre lì.
Parcheggiata 360 giorni l’anno in
garage, nascosta da una tavola surf sbiadita e un pallone bucato.
Eppure a 16 anni la bicicletta
era il nostro mezzo.
Nostro perché le macchina e gli scooter peccano di quell’elemento
che più dovrebbe rappresentare la vita di un sedicenne: la semplicità.
Le passeggiate con gli amici di
sempre, i sentieri in campagna, la fatica, le gare, le ginocchia sbucciate: ingredienti
di una ricetta che non assaggiamo da un po'.
A volte mi mancano più del
solito, ma da grandi la vita va più in
fretta.
Da 3 anni ormai frequento
regolarmente Milano e ho imparato a tenermi in equilibrio su quel sottile filo
che lega un ritardo di un treno e il biglietto della metro verde.
Milano non è il Salento e mi sto convincendo a
chiamare questa nuova routine “normalità”.
Eppure non troppo lontano dal
capoluogo lombardo (non più lontano del Salento per lo meno) alcune capitali
europee hanno saputo bilanciare meglio le esigenze commerciali a quelle
fisiologiche delle persone.
Di recente ho avuto modo di
vedere da vicino realtà nei Paesi Bassi e nel Belgio che vivono la loro
quotidianità su due ruote. Questa quotidianità non conosce differenza di età, condizioni
meteo favorevoli o una particolare forma fisica.
Chi va a lavoro, chi con la spesa
nel cestello, chi visita la città e viaggia con bambini o addirittura animali.
Tutti ben inseriti in un contesto sicuro e attrezzato con piste ciclabili,
semafori e strisce d’attraversamento dedicate.
A questo punto potrebbero sorgere
una serie di considerazioni.
In primis: il nostro problema è
culturale?
Siamo da anni in battaglia sul
tema delle auto elettriche, lavoriamo sulle zone nei centri delle grandi
metropoli, possibile non vedere in primis una soluzione più semplice con
maggiori aree pedonali o ciclistiche?
Qualcuno potrebbe questionare l’efficienza
di questo mezzo.
Vediamo qualche dato:
Dalla stazione di Milano Centrale
all’aeroporto di Bergamo ci vogliono 57 minuti per percorrere 50 km. Di questi
57 minuti oltre 30 sono nei primi 11 km del centro di Milano. In sostanza ci vuole di più per arrivare dal
centro all’ospedale San Raffaele rispetto che arrivare ad una città a 50 km.
Seconda riflessione: quanto
impatterebbe a livello climatico?
La provincia di Milano consuma in
media 13,5 milioni di anidride carbonica l’anno, tra le fonti principali si
conferma proprio il traffico veicolare. Quest’ultimo nel 2019 ha prodotto il
26% del totale. La maggiore fonte sono le auto (67,9% in Lombardia), con i
diesel a farla da padrone (il 66,4%).
Tom Tom stima
che nel 2021 ad Amsterdam siano state emesse 840mila tonnellate dal trasporto
stradale, di cui 60.000 attribuite alla situazione di congestione del traffico.
Numeri sicuramente elevati, ma quasi 4 volte minori rispetto alla provincia
meneghina.
Le
istituzioni sono già a lavoro per abbattere tali emissioni del 50% entro il
2030 e portarle a zero entro il 2040.
Quando si parla di modelli da
seguire direi che questa città è una buona candidata.
Infine, è noto che il nostro Paese
faccia del turismo una sua rocca forte economica.
Alla luce dei grandi flussi
proveniente dal nord Europa che da primavera a settembre riempiono le nostre
città e paesini, è assurdo come sulle nostre strade non ci siano delle
infrastrutture attrezzate o degli strumenti che agevolino questo genere di
spostamento.
Le piste ciclabili, dove ci sono,
sono spesso sconnesse o danneggiate, presentiamo difetti nella segnaletica
sulle strade, limitiamo le zone a traffico limitato e talvolta manca anche una
prevenzione stradale generale nei confronti dei mezzi a due ruote.
La semplicità è davvero diventato
un concetto così difficile?
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