Alluvione Emilia Romagna

 Un anno e mezzo di burocrazia e buoni propositi, intanto l’Emilia Romagna si è di nuovo svegliata sott’acqua.

 

È il 2023 e maggio è ormai alle porte. In Emilia-Romagna di questi tempi ci si prepara ad attendere orde di turisti che popoleranno spiagge e città d’arte fino a settembre.

C’è voglia di tornare a sorridere dopo due anni in cui il vero protagonista è stato il Covid-19.

Ma ecco un’altra prova per questa terra.

A partire dalla notte del 2 maggio sono venuti giù 350 milioni di metri cubi d’acqua.

17 vittime.

30.000 sfollati.

Danni ad imprese e famiglie per quasi 9 miliardi di euro.

 

<<Non siete soli, lo Stato c’è>>.

Quante volte si sono sentite frasi come questa? L’alluvione, il terremoto di Amatrice, il crollo del ponte Morandi.

Cambiano i governi, i partiti, le figure ma espressioni come questa riecheggiano nell’orecchie di chi intanto ha perso tutto.

Nei giorni immediatamente successivi all’alluvione, come siamo anche bravi a fare, vi è stata una corsa alla solidarietà: importanti donazioni da figure del mondo dello sport e dello spettacolo, sono stati stanziati aiuti economici per famiglie e imprese e, infine, vi è stata la nomina del Generale Paolo Figliuolo (già noto nella fase covid) come commissario per la gestione dell’emergenza.

 

I problemi arrivano però, puntualmente, quando l’alluvione non riempie più le prime pagine dei giornali.

I fondi vengono stanziati in ritardo, l’accesso a questi è burocraticamente lungo e complicato, e fin da subito appaiono insufficienti o poco congrui ai danni subiti.

Mancano gli accordi su come prevenire eventi di questo tipo in futuro.

I litigi tra un governo di centrodestra e una regione di centrosinistra hanno fatto dell’alluvione un teatro di accuse reciproche e di propaganda elettorale.

Non ci deve essere politica davanti ad un figlio disperso.

Non ci devono essere giochi di palazzo davanti a chi non ha più una casa.

Non esistono la destra e la sinistra per chi a mani nude cerca nel fango un motivo per non mollare tutto.

 

La scorsa notte l’Emilia Romagna si è svegliata con la paura di rivivere ciò che, solo 15 mesi fa, le era stato promesso di non vedere più.

Le prime esondazioni dei fiumi, le case di nuovo senza elettricità, i centri d’accoglienza di nuovo pieni.

Oggi e domani numerosi comuni saranno in allerta rossa.

Sperando di svegliarci in fretta da quest’altro brutto sogno, ci auguriamo che sia anche un avviso forte e chiaro per le istituzioni: non c’è tempo per litigare, l’Emilia Romagna ha bisogno dello Stato.

Uno Stato che sappia mettere il populismo alle spalle e che adempia al proprio dovere di proteggere i cittadini.

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